D-eci e lode

Premio D eci e lode
Qualche giorno fa ho ricevuto da clementinaolga in modo tanto inaspettato, quanto immeritato, il premio D-eci e lode.

Che cos’è?

“D eci e lode” è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l’istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il “Premio D eci e lode” si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del “Premio D eci e lode”, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E’ un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c’è il pratico “copia e incolla”);

2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;

3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c’è il pratico “copia e incolla”);

4. Inserire il regolamento (nel post originario c’è il pratico “copia e incolla”);

5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i “Premio D eci e lode” che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

I quattro lettori abituali di questo blog avranno notato quanto non ami particolarmente le catene di S. Antonio e affini, ma non scrivere questo post per spezzare la catena, avrebbe potuto rivelarsi un torto alla gentilezza di clementinaolga, che ringrazio.

Nel consegnare il premio a Fabristol e a Il Lume Rinnovato (insieme agli auguri per il Progetto Galileo), vorrei ricordare loro che se per caso dovessero decidere di non seguire alla lettera almeno il secondo punto del regolamento, spezzando la catena, nessuno ne avrà a male.

Di una coerenza più grande.

Contro la globalizzazione dice B16: “C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti

Immagino la perpetua debba aver faticato non poco; con tutta quella bigiotteria, quale croce fare indossare al santo padre?

La moderazione non è solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità“. Infatti, “è ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile“.

Appunto.

Blogger contro gli abusi sessuali sui minori.

ab.jpgDa: Lettera a un bambino che nascerà

Farò del mio meglio affinchè tu, una volta grande, possa guardare alla tua infanzia come al periodo più bello della tua vita e perchè le parole “mamma” e “babbo” suonino per te come sinonimi duraturi di “amore”, “serenità”, “calore”.

Campagna di informazione promossa da Psiche e Soma.

Sul metodo scientifico

gg.jpgRiporto un brano tratto da una discussione avuta qualche tempo addietro, sulla definizione di affermazione scientifica (lo stesso passaggio è presente qui). Maurizio voleva dimostrare che per la scienza l’ipotesi dell’aldilà è tanto improbabile:

“L’ipotesi dell’aldilà afferma che la coscienza continua ad esistere dopo la morte. E perché mai la scienza non dovrebbe poter dire nulla in proposito? Risulta che la scienza ha molto da dire in proposito. Oggi sappiamo, dagli studi sulla mente, che la coscienza (cioè la capacità di provare emozioni soggettive) è il prodotto dello scambio di informazione tra i neuroni del cervello. C’è una quantità schiacciante di evidenza che lo dimostra. Ne elenco una parte. Se assumi delle sostanze particolari, puoi alterare il tuo stato di coscienza. Addirittura, se connetti degli elettrodi a parti precise del cervello, lo scienziato può indurre in te delle emozioni ben precise, come l’ilarità. (Il paziente, che è sveglio, si dichiara genuinamente divertito.) Può persino annullare la tua coscienza con la manipolazione giusta sul tuo cervello (ad es. con un anestetico).

La cosa importante, comunque, è che le emozioni (la coscienza) sono il prodotto della computazione effettuata dal cervello. Infatti, cosa fanno gli elettrodi ai neuroni? Un neurone non è altro che un piccolo computer analogico, che calcola una funzione matematica piuttosto semplice. E gli elettrodi non fanno altro che alterare il pattern di segnali elettrochimici con cui i neuroni comunicano. Cioè, in altre parole, alterano la computazione effettuata dai neuroni. E, come risultato, inducono delle emozioni soggettive. Tra le due cose (computazione ed emozione) c’è un nesso di causa ed effetto. E questo è oggi fuor di dubbio tanto quanto la teoria dell’evoluzione.

Tutto ciò è evidenza fortissima contro l’ipotesi del paradiso o ogni forma di aldilà. Perché? Semplicemente, poiché la coscienza è il prodotto della computazione, basta fare due più due e dedurre, con enorme grado di probabilità, che senza computazione non può esistere coscienza. Quando sei morto, non avendo tu un cervello che possa effettuare una computazione, non puoi avere coscienza.”

Bene. Allora abbiamo un’ottima spiegazione del funzionamento del cervello. Segnali elettrochimici che viaggiano in maniera più o meno complessa da un punto all’altro del cervello che sa trattarle opportunamente ed e’ in grado di ottenere risultati più o meno complessi chiamati: sensazioni, sentimenti, pensieri e tutto quanto resta.
A supporto di tale teoria, esistono una quantità di esperimenti -evidenze sperimentali-, ad esempio l’assunzione di certe sostanze o l’applicazione di certi elettrodi che producono delle modificazioni delle facoltà cognitive.

Ma l’aldilà? Cosa c’entrano e dove entrano l’aldilà e il paradiso nella teoria del funzionamento del cervello dell’uomo?
Direi che non centrano nulla e non entrano in nessuna parte della teoria. Il due più due, dato come passaggio di una semplicità estrema, non è un passaggio scientifico.
Non c’è nessuna evidenza -intesa come evidenza sperimentale- che se il cervello funziona nel modo descritto, allora l’aldilà non abbia diritto di cittadinanza in qualche posto e forma nell’universo conosciuto o in qualcuno ancora da conoscere.

Le uniche evidenze scientifiche sono quelle sperimentali.

Ci sarebbe da chiedersi come mai nel costruire una teoria del funzionamento del cervello non si sia sentito il bisogno di introdurre l’aldilà in qualche sua forma? La risposta è che non ci sono fenomeni che ne hanno suggerito l’introduzione e che ad oggi, qualora ci fossero, non si conoscono metodi per poi effettuare degli esperimenti nel campo dell’aldilà.

Cerchiamo di farcene una ragione, esistono dei domini all’interno dei quali la scienza, almeno quella che conosciamo oggi, non può dare risposte. Il che, si noti bene, non vuol dire che altri metodi di interpretazione della realtà le diano, o le diano soddisfacenti.

E allora?

“Hanno ripreso e messo in rete la morte di una coetanea” titolava repubblica qualche giorno fa.
E allora? Ci si indigna per aver ripreso o per aver messo in rete? Oppure infastidisce la freddezza e il distacco che hanno mostrato nei riguardi della morte? Della morte cosi’ violenta.
Sono ragazzini di sedici anni: il tabu della morte per loro non e’ ancora un tabu. Hanno reagito in modo naturale. Qualcuno avra’ pianto e qualcuno no. Tutti avranno avuto il sospetto di stare vivendo un momento particolare, in un momento di tensione particolare. Sotto stress avrebbero dovuto per forza piangere o voltare il capo inorriditi, per non sfigurare di fronte al giudizio dei moralisti? Magari gli stessi moralisti che curiosi viaggiando in autostrada rallentano nella speranza di vedere l’esito dell’incidente annunciato dai lampeggianti blu delle ambulanze di fronte a loro.
O forse occorre essere adulti e professionisti; far parte della polizia scientifica o fare il medico legale o il giornalista di guerra per potersi permettere un certo distacco senza passare per dei mostri.

Il pezzo inizia con: Foto alla compagna di scuola appena uccisa da un autobus. E battute di derisione, come “dai, vai a vederla anche tu, ha la testa staccata”.

Dove’e’ la battuta di derisione?

Il pezzo si chiude con: “I nostri ragazzi ci sfuggono, vivono in un mondo inaccessibile sul quale non abbiamo potere”.

Dov’e’ la novita’? Ogni generazione ha sempre stentato a capire la successiva.
Tanto valeva ricordare anche quanto non ci siano piu’ le mezza stagioni.

Vorrei una scala lunghissima…

«Vorrei una scala lunghissima e un coltello taglientissimo per andare su in cielo ad ammazzare quel Dio che fa morire tutti».

Cosi’ diceva alla mamma Bruno de Finetti  quando aveva quattro anni.