La vita e’ un dono. Ma in quale lingua?
28 July, 2007 – 10:28 pmA proposito del bacio gay davanti al Colosseo c’e’ chi suggerisce che forse occorre mettersi d’accordo sulla definizione di atto osceno. Ma non e’ la sola definizione sulla quale occorre trovare un accordo.
Leggevo su italialaica.it della durata “naturale” della vita umana(*). Al di la’ dei paradossi cui si va spesso incontro applicando la logica agli enunciati derivati da convinzioni religiose, anche qui un fraintendimento di fondo ha origine da definizioni diverse della parola “dono”.
Evidentemente il termine “regalo“ deve essere considerato troppo triviale. “Presente“, troppo moderno e “pensiero“ o “sorpresa“ poi deve suonare come bestemmia. La chiesa e’ cosi’ legata al termine “dono” perche’, con tutta probabilita’, oltre a caratterizzare implicitamente bonta’ e generosita’ di colui che lo elargisce (il dono), sottintende riconoscenza e riverenza da parte di chi lo riceve. Un elogio ripetuto fino all’ossessione nella speranza d’essere trattati con un occhio di riguardo. In Evangelium vitae, di Giovanni Paolo II, il termine “dono” compare 107 volte; non viene mai usato un sinonimo.
Intendiamoci, va anche bene che in testi come quello sopra citato, si utilizzi il dialetto compreso dalle persone alle quali il testo e’ rivolto, ma quando e’ con il resto del mondo che si vuole interagire e’ bene esprimersi mediante la lingua del resto del mondo.
In dialetto: “la vita e’ un dono di dio e solo lui, dio, puo’ decidere quando farla finire“(**).
Come a dire che se ti regalo un cappotto puoi usarlo come credi (quasi), ti piaccia o no (il cappotto), ma ricorda che anche qualora non dovesse piu’ starti, o quando sara’ logoro o vecchio non potrai disfartene. Lo dovrai tenere nell’armadio fintanto che io decidero’ di venire a riprenderlo (al limite se puzza puoi lavarlo). Un dono si puo’ anche rifiutare, non e’ carino farlo (forse anche un po’ maleducato), ma il mio cappotto sei obbligato a prenderlo.
Nella lingua del resto del mondo suona piu’ o meno: “la vita ti viene data in usufrutto da dio e solo lui, dio, godendone della nuda proprieta’ puo’ decidere il momento in cui dovrai restituirla”.
Se poi si vuol considerare anche la morte come un dono… di dio…
(*) non ho avuto modo di leggere le dichiarazioni del cardinale Saraiva Martins a cui i commenti dell’articolo si riferiscono.
(**) mentre scrivo sto pensando alla morte indegna cui Giovanni Nuvoli e’ stato costretto.

5 Responses to “La vita e’ un dono. Ma in quale lingua?”
Che morte indegna. Povero Nuvoli.
By Simone Cosimi on Jul 30, 2007